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Articoli 2010
risposta a Marcello Malfer, presidente dell'associazione Italia Israele
pubblicata da Emilio Giuliana il giorno domenica 7 novembre 2010
L’assunto del signor Marcello Malfer presidente dell’associazione Italia Israele, sul pontefice Pio XII è del tutto arbitrario, in netta contraddizione con la realtà storica (nulla centra il Revisionismo o Negazionismo)! Per aiutare il signor Marcello ad un’analisi più attenda, priva di lacune, riporto solo alcune citazioni, provenienti da autorità ebraiche.
Il 7 settembre 1945 Giuseppe Nathan, commissario dell'Unione delle comunità israelitiche, così si espresse: “ il sommo pontefice, i religiosi e le religiose che, attuando le direttive del santo Padre, non hanno veduto nei perseguitati che dei fratelli, e con slancio e abnegazione hanno prestato la loro opera intelligente e fattiva per soccorrerci, noncuranti dei gravissimi pericoli ai quali si esponevano" (Osservatore Romano, 8-10-1945).
Il 21 settembre 1945 Pio XII ricevette il Dott. A. Leo Kubowitski, segretario del Congresso Mondiale Ebraico, per presentare i più sentiti ringraziamenti per l'opera svolta dalla Chiesa cattolica in tutta l'Europa a favore della popolazione ebraica (Osservatore Romano, 23-09-1945).
Il 29 novembre 1945 il Papa ricevette circa 80 delegati di profughi ebrei, provenienti dai campi di concentramento in Germania, "sommamente onorati di poter ringraziare personalmente il santo Padre per la sua generosità dimostrata verso di loro durante il terribile periodo del nazifascismo" (Osservatore Romano, 30-11-1945).
Ancora, in occasione della morte di Pio XII (9 ottobre 1958), dopo più di 10 anni dalla fine della guerra e dopo il famoso processo di Norimberga, che diede il più ampio spazio alle inchieste sugli artefici, sulle cause, sulle trame e sulle alleanze dirette e indirette con il nazionalsocialismo, la fama di Papa Pacelli è rimasta intatta.
Le più alte cariche politiche di Israele, e rappresentanti di organismi ebraici mondiali e nazionali, condividono "il lutto dell'umanità per la morte di Sua Santità Pio XII". Così in un cablogramma Golda Meir, che prosegue: "Quando venne il tremendo martirio del nostro popolo, nel decennio del terrore nazista, la voce del Papa si elevò per le vittime [...] Piangiamo un grande servitore della pace" (Dall’articolo del gesuita Gumpel, apparso sul settimanale cattolico inglese The Tablet del 13 febbraio 1999).
Un silenzio impenetrabile e inspiegabile è calato sulla figura e sulla vicenda del personaggio Zolli, che per tutto il periodo della guerra fu a Roma Gran Rabbino della comunità israelitica, a capo, cioè, di una delle più antiche e autorevoli comunità della diaspora, e Direttore del Collegio Rabbinico italiano. In nessun documento, neppure da parte cattolica, si cita quanto egli, a parole e con i fatti, testimoniò a favore di Papa Pacelli.
In una intervista data a Stefano Zurlo e pubblicata sul Giornale, 31 marzo 1998, la figlia Myriam (che vive e abita a Trastevere) racconta: "Quando i nazionalsocialisti chiesero 50 chili d'oro per risparmiare la vita agli abitanti del Portico d'Ottavia, mio padre disperato corse in Vaticano... Il Santo Padre gli fece sapere che il Vaticano avrebbe messo a disposizione i 15 chili mancanti. Da allora Israele Zolli stabilì un rapporto di simpatia umana, quasi di identificazione con Pacelli".
Agli inizi del 1945 Israele Zolli chiese e ottenne il battesimo, prendendo il nome di Eugenio, come segno di ringraziamento al Papa Eugenio Pacelli per quanto aveva fatto in aiuto degli ebrei. Questa conversione suscitò un grande scandalo.
Era stato profeta Eugenio Zolli. Dice la figlia Myriam: "Subito dopo la guerra papà mi diceva spesso: Vedrai, faranno di Pio XII il capro espiatorio del silenzio che tutto il mondo ha mantenuto dinanzi ai crimini nazisti" (Il Giornale, inizio dell'intervista citata).
Vista la poca serietà scientifica delle pubblicazioni storiche sull'operato di Pio XII, Paolo VI (che sempre rivendicò la sua origine ebraica da parte di madre) nel 1964 ordinò che tutti i documenti vaticani riguardanti la seconda guerra mondiale fossero resi pubblici. Un gruppo altamente qualificato di storici produsse l'opera monumentale: Actes et Documents du Saint Siège relatifs à la Seconde Guerre Mondiale: 12 volumi contenenti 5.100 documenti editi secondo rigorosi criteri scientifici.
Signor Malfer, questi sono i fatti, con i quali non pretendo (non sono così presuntuoso) di cambiare le sue opinioni, ma la invito cortesemente ad essere più prudente con affermazioni di si fatta maniera, perché non è mai cortese offendere la sensibilità del prossimo, prossimo (che piaccia o no) che conta sul Pianeta anche qualche milioncino di cattolici (che in quanto a persecuzioni non sono stati e continuano ad essere secondi a nessuno).
Emilio Giuliana