Menu principale:
Articoli 2010
Un emendamento alla manovra lega gli scatti alla speranza di vita.
Poi Sacconi frena: "Era un refuso"
ROMA
Dura appena poche ore la novità proposta per emendamento alla manovra sulle pensioni che, dal 2016 (un anno dopo quanto previsto) avrebbe agganciato anche i lavoratori con 40 anni di contributi al sistema delle «quote» con l’allungamento dei tempi di età pensionabile legato all’aumento dell’aspettativa di vita. In pratica in alcuni casi per andare in pensione non sarebbero bastati 40 anni. La proposta, firmata dal relatore, Antonio Azzollini, viene infatti rigettata dopo poco dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che arriva di corsa in Senato, incontra il relatore e poi spiega: «La norma sui 40 anni è stata un refuso. La cancelleremo».
La novità aveva già allarmato i sindacati: Vera Lamonica della segreteria confederale della Cgil aveva spiegato che «l’emendamento peggiora la situazione perchè un lavoratore con 40 anni di contributi incappa non solo nella finestra mobile, che significa l’allungamento di un anno, ma anche nell’applicazione dei coefficienti sull’attesa di vita». Si era registrato poi anche l’altolà di Raffaele Bonanni: «ai lavoratori che hanno già raggiunto 40 anni di contribuzione con la manovra correttiva è stato chiesto un sacrificio enorme, applicando anche a loro la finestra scorrevole di 12 mesi. Ora è necessario evitare che debbano subire, dopo il 2015, ulteriori penalizzazioni». E anche la Uil si era espressa in modo critico: «E' un ulteriore aumento dell’età di pensione - dice il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti - che penalizza chi ha 40 anni di contribuzione senza per altro aumentare la prestazione pensionistica futura».
Poi il dietrofront del ministro: «ne ho parlato con il presidente della Commissione Azzollini - ha detto Sacconi ai giornalisti -. È stato per tutti e due un refuso. Non era intenzione nè del governo nè del presidente della Commissione Bilancio introdurre questa norma». Ma l’emendamento Azzollini introduce anche altre novità: l’aggancio all’aspettativa di vita che l’Istat ogni 3 anni verificherà parte non più dal 2015 ma dal 2016 e riguarda anche le pensioni più basse, cioè quelle ’socialì che il precedente governo Berlusconi aveva innalzato a 516 euro (il vecchio milione di lire). Inoltre slitta di un anno, passando dal primo gennaio del 2015 al primo gennaio del 2016, l’adeguamento periodico dei requisiti di pensionamento all’aspettativa di vita. L’incremento dei requisiti dal primo gennaio 2016 è stimato pari a 3 mesi, evidenzia la relazione tecnica della Ragioneria dello Stato, presentata questa mattina in commissione Bilancio al Senato. Strada facendo si arriva a un adeguamento «cumulato» nel 2050 è pari a 3,5 anni. Cioè nel 2050 si dovrà stare al lavoro fino a 68,5 anni. I risparmi che arriveranno dall’adeguamento sono pari, tra il 2016 e il 2020, a circa 7,8 miliardi. Il «numero di soggetti annui che maturano i requisiti interessati nel periodo 2016-2020 è pari a circa 400mila in media».
Per quanto riguarda poi l’adeguamento dell’età delle donne nella pubblica amministrazione «complessivamente» le donne interessate al 2012 dall’innalzamento sono tra le 20mila e le 25 mila donne con risparmi, comprensivi anche della finestra mobile, al 2020 per poco più di 1,4 miliardi. Arriva inoltre un taglio di 87 milioni nel 2011 dei finanziamenti ai patronati che andranno a ’sterilizzarè il previsto aumento (dal protocollo welfare) dal 2011 dei contributi a carico dei lavoratori. Tra le altre novità della giornata l’esclusione degli enti di previdenza privatizzati, tra cui quindi anche l’Inpgi, dalla stretta prevista dalla manovra e la copertura della proroga della sospensione delle tasse per l’Abruzzo che costerà 617 milioni e sarà coperto dal gettito dello scudo fiscale.