Menu principale:
Articoli 2010
Giuseppe Ciarrapico, Gianfranco Fini e Riccardo Pacifici
pubblicata da Emilio Giuliana il giorno giovedì 7 ottobre 2010
In seguito al discorso pronunciato in parlamento dal senatore del PdL Giuseppe Ciarrapico, contro Fini e i suoi accoliti, rinfacciando loro di essere il mezzo di interessi riconducibili alla comunità ebraica romana, non sono tardate le pretese e le prese di posizione indignate da parte dei rappresentanti del popolo del “pianto che paga”. Riporto in seguito il comunicato diffuso dal presidente della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici.
<<Roma, 5 ott. (Adnkronos) Riccardo Pacifici, Presidente della Comunità ebraica di Roma, non accetta le scuse di Giuseppe Ciarrapico per le dichiarazioni "offensive" rilasciate in Aula al Senato la settimana scorsa. "A nulla valgono le sue scuse", scrive infatti Pacifici in una lettera al Corriere della Sera, nella quale lamenta anche che "l'esternazione non è originale" e "usare l'icona dei simboli ebraici per denigrare l'avversario fa parte purtroppo della nostra storia in epoca zarista, fascista, nazista, stalinista, comunista e oggi del fondamentalismo islamico". Pacifici riconosce che nessun governo italiano quanto quello di Berlusconi è stato così vicino alle ragioni di Israele, "ma come è possibile - si chiede - coniugare amicizia e gratitudine a Berlusconi ed esternargli la nostra rabbia?". "Ora il vero problema - scrive Pacifici - è l'inspiegabile, progressivo e lento scivolamento dell'attuale esecutivo con alleanze con singoli e formazioni politiche, seppur minoritarie, che fanno proprie le tesi dell'estrema destra italiana le quali apertamente rivendicano sentimenti nostalgici del fascismo che inquietano più che gli ebrei, le cancellerie di mezzo mondo">>.
Dalle dichiarazioni del signor Pacifici emerge un’evidente preoccupazione originate dalle alleanze che l’attuale governo ha stipulato con presunte formazioni di estrema destra che si rifanno al fascismo! Da questa precisa affermazione si può dedurre, che tali turbamenti siano frutto di amnesie storiche o da una superficiale cultura storica. Evidentemente, Pacifici, disconosce i ruoli e posizioni di spicco che ebbero ed occuparono molti suoi correligionari durante il tanto vituperato regime fascista. Giuseppe Volpi ministro delle finanze, Giuseppe Toeplitz direttore della Banca Commerciale Italiana, Morpugo a capo della più grande compagnia di Assicurazione le Generali. Gli Ebrei iscritti al Fascio erano oltre 5.000, in altre parole quasi il 12% del loro totale. Decine di Ebrei avevano partecipato alla Marcia su Roma. Possiamo dire che, nella nascita del Fascismo, il ruolo di almeno due ebrei fu fondamentale: Cesare Goldmann, che procurò la sala in piazza San Sepolcro, dove avvenne la famosa adunata del 1919, e Giuseppe Toeplitz, che finanziò e rese possibile la nascita del "Popolo d' Italia": si può veramente dire che senza di loro il fascismo non sarebbe mai nato. I rapporti di Mussolini con il Rabbino Capo Angelo Sacerdoti furono sempre ispirati alla massima cordialità. Erano Ebrei il podestà di Ferrara Renzo Ravenna e i generali Liuzzi, Modena e Pugliese. Non dimentichiamo, inoltre, che, prima di Claretta, il ruolo di amante (semi)ufficiale del Duce era stato della giornalista ebrea Margherita Sarfatti.
Sarà proprio il Duce del Fascismo italiano a coniare, per la Palestina, la formula "Due Stati per due popoli" (Popolo d'Italia 8 settembre 1933 e 17 febbraio 1934) e, su richiesta di Wladimir Jabotinsky (leader sionista, scrittore, oratore, soldato, e fondatore della Jewish Self-Defense Organization), Mussolini fece addestrare uno squadrone completo del Betar (organizzazione di gioventù sionista), presso la Scuola marittima delle Camicie Nere di Civitavecchia. I Betaristi, che indossavano, inizialmente, camicie azzurre (forse proprio quelle smesse dai nazionalisti di Federzoni dopo la fusione con i Fascisti) ed in seguito camicie brune (ispirate o forse ispiratrici delle naziste SA), avevano il loro cappellano, nella persona del Rabbino Aldo Lattes, al seguito del quale più volte intonarono "Giovinezza" in italiano ed in ebraico. Nel 1936 Mussolini in persona consegnò i brevetti ai 162 primi licenziati, che saranno il nerbo della futura Marina Israeliana. Le tanto deprecate leggi razziali del 1938 non solo non abrogarono, ma esplicitamente richiamarono e confermarono le precedenti norme del Regio Decreto n. 1731 del 1930. Regio Decreto per il quale, quando fu emanato, le Comunità Ebraiche coniarono una medaglia commemorativa e ne insignirono tanto il re QUANTO Mussolini. Quelle stesse norme sono ancora oggi in parte in vigore e comunque hanno regolato la vita di dette comunità ed i loro rapporti sia al loro interno sia nei confronti dello Stato, fino all' Intesa stipulata il 27 febbraio 1987 e recepita dalla Legge n. 101 dell'8 marzo 1989. Certo in quanto a espedienti volti alla “preservazione della razza” i re d’Italia ed il Fascismo non furono per niente originali, infatti la conquistata emancipazione degli ebrei aveva innescato un processo di allontanamento dai valori tradizionali e un certo distacco dalla vita comunitaria e dalla stessa pratica religiosa che si era concretizzato nell’aumento delle unioni miste e da un certo numero di conversioni. Tale era la gravità del fenomeno che la stampa ebraica arrivò a lanciare pressanti appelli contro i matrimoni misti e nel 1910 l’avvocato Moisé Foà giunse persino a chiederne l’abolizione per legge. Idee e convincimenti sempre attuali, lo confermano le dichiarazioni del National Committee for Furtherance of Jewish Education, sul New York Times:
“ I matrimoni misti sono suicidio nazionale e personale. Il mezzo più sicuro per distruggere un popolo è farlo sposare al di fuori della sua fede... Uomini e donne sono certi di perdervi la loro identità. I valori ed i principi che tanto hanno contribuito alla cultura ed alla civiltà contemporanea scompariranno dalla faccia della terra. L'esperienza accumulata in tre mila anni, il ricco retaggio di un popolo, tutto ciò che è assolutamente vostro, sarà indegnamente annientato. Che pena! Che disastro! Che Vergogna!”.
Il signor Pacifici, precisa che già in passato aveva manifestato preoccupazione e sofferenza per la candidatura del signor Giuseppe Ciarrapico, perché ritenuto fascista, rincrescimento venuto meno per un’altra fascista, la signora Fiamma Nirestein, anch’ella candidata ed eletta nelle liste del Popolo della Libertà! La signora in questione, per sua stessa ammissione, in un’intervista alla Jewish World Review del 15 luglio 2003, spiegava «How I became an unconscious fascist»,come sono diventata una fascista inconscia, abitando in Israele e prendendo parte alle lotte contro la razza inferiore. Una fascista così fanatica, raccontò, «che un famoso scrittore israeliano mi ha detto al telefono un paio di mesi fa: tu sei diventata una estremista di destra>>. A quanto pare la discriminante per essere fascisti o meno pare dipendere dal proprio credo religioso. Faccio notare che parlo di credo religioso e non di razze, perché come ampiamente dimostrato da storici e archeologi ebrei, la razza semitica ebraica si è estinta da millenni. <<Gli antisionisti lo hanno sempre sostenuto. Gli ebrei non sono un popolo ma una religione. Gli ebrei che sono 'tornati' in Israele non discendono dagli ebrei di Palestina ma dai Kazari. I palestinesi discendono dagli ebrei di Palestina. Ora anche un libro dello storico ebraico Shlomo Zand (Il Prof. Zand insegna all’Università di Tel Avi) sostiene e documento queste posizioni. La recensione è di un altro storico ebraico, Tom Segev The Slate Magazine, the Fray Kausfiles, 29/02/2008>>.”Una invenzione chiamata “il popolo ebraico” Tom Segev. A tal riguardo anche Arthur Koestler, il celebre ebreo sionista, saggista e filosofo di nascita ungherese ha dedicato un il libro, «La tredicesima tribù», è pubblicato da UTET. Comunque, Il professor Zand e il filosofo Arthur Koestler non hanno detto niente che già non si sapesse, infatti questa tesi 30 anni prima della Dichiarazione di Indipendenza dello stato di Israele, essa fu sostenuta da David Ben-Gurion, Yitzhak Ben-Zvi ed altri.
Caro signor Pacifici, cari ebrei italiani (se vi ritenete tali), ci potete dire come gli umili goim possono dissentire o menzionare gli ebrei senza correre il rischio d’essere bollati come razzisti e o (nel caso ebraico inappropriato) antisemiti?
-La Nirenstein vuol censurare come «idee di cospirazione giudaico-americana» le (parole sue) «orride balle come quella che accusa gli americani di essersi autodistrutte le Twin Towers con l’aiuto del Mossad». Ebbene: Alan Sabrosky, veterano del corpo dei marines ed ex direttore degli studi presso l’US Army War College, dichiara che «l’11 settembre è stata al 100%, un’operazione del Mossad israeliano».E Sabrosky è ebreo.
-È antisemita denunciare la Nirenstein come agente israeliano infiltrata nelle istituzioni nazionali?
-E’ «antisemita», dice per esempio lo Stefano Gatti che ha parlato alla Commissione Affari costituzionali, sostenere che la maggior parte degli ebrei non sono veri semiti, ma discendono dai khazari.
-E’antisemita sostenere che Israele commette crimini contro l’umanità? Ma è l’accusa sostenuta e documentata dal giudice ebreo Richard Goldstone, che gode di stima mondiale.
-E’ antisemita denunciare che Israele compie pulizia etnica? Ecco qui il saggio «La pulizia etnica della Palestina», a firma dello storico israeliano Ilan Pappe, Fazi Editore. -E’ antisemita evocare il delitto del sangue? Lo conferma Ariel Toaff.
-E’ antisemita sostenere che Israele è aggressivo, super-armato, razzista e fanatico? Si può esibire un qualunque articolo del musicista e scrittore israeliano Gilad Atzmon. E così via. E’ facile, di fronte a qualunque accusa di «antisemitismo», esibire – in giudizio – decine di autori ebrei e israeliani che confermano, documentano, rincarano le atrocità e la deriva patologica dello Stato ebraico.
Gli argomenti da trattare sarebbero innumerevoli, almeno tanti quanti ne contengono i Talmud, ma sarebbe già sufficiente apprendere se i pochi quesiti sopra posti, possano assumere carattere offensivo per le super sensibilità quanto iper- suscettibili italici levantini.
Nell’interesse collettivo (non circoscritto ed esclusivista) mondiale, volto al raggiungimento di un ordine basato sulla giustizia e la carità sarebbe auspicabile la collaborazione attiva, anche da uomini di credo ebraico!
Emilio Giuliana