Emilio Giuliana


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Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne

Articoli 2010

Il 25 novembre è la “Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne”, istituita dall’Onu nel 1999.


Non condivido i modi e il contenuto della forviante ed enfatizzata propaganda relativa ad atti di violenza a scapito delle donne su vasta scala, infatti, ritengo che i casi di violenza sono numericamente pari al numero delle donne che si auto mortificano e sviliscono senza che nessuno lo imponga, ne è eloquente ed incontrovertibile testimonianza la prostituzione mediatica che vede protagoniste volontarie, donne di qualsiasi età, ceto e razza! La scorretta impostazione della faziosa “ iniziativa” è evidente, perché tende velatamente (a dire il vero neanche troppo velatamente) a criminalizzare l’uomo oppressore, non evidenziando che sempre più uomini (che non sono un numero inferiore rispetto ai casi di violenza che riguardano le donne) subiscono violenza fisica, psichica ed economica ad opera e per causa del gentil sesso! Quanti i mariti ridotti alla fame dopo una separazione, quanti padri portati alla pazzia, perché non possono più abbracciare i loro figli, quanti uomini picchiati dalle donne ….! Su queste premesse, una giornata di sensibilizzazione a tutela dell’incolumità delle donne è da ritenersi artificiosa e viziata da forti pregiudizi, con un lapalissiano intendo: continuare ad alimentare la satanica contrapposizione uomo – donna concepita in cenacoli esoterici, partorita ed allevata nel degenerativo ’68!

Ciò anteposto, va ricordato che l’ONU è un’alcova massonica, strumento dell’Alta Finanza, per cui è lecito sospettare che la nobile iniziativa abbia un fine strumentale ben lontano dall’effettivo intendo di aiuto, tutela e soccorso per le donne vittime di violenza. L’ONU ha istituito la giornata contro la violenza sulle donne, ma contemporaneamente finanzia e propaganda l’infanticidio planetario, meglio conosciuto come aborto. L’ONU non ha proferito parola contro il ripristino della pena di morte in Europa in seguito alla ratifica del trattato di Lisbona. L’ossatura del consiglio dell’ONU è costituito da 5 membri permanenti effettivi: Stati Uniti, Inghilterra, Cina, Russia e Francia. L’apoteosi dell’ipocrisia! Infatti, sono i 5 membri effettivi, che con prepotenza alimentano e combattono guerre di aggressione.

A queste condizioni è quantomeno chiaro, che la giornata mondiale a difesa delle donne non riguarda interamente il mondo come si vuol lasciar credere! Non assurgono a dignità di donne le afghane, le irachene, le somale ….. dilaniate dai bombardamenti indiscriminati o lasciate alla fame e alla sete dagli anglo americani! Anche per i cinesi le donne tibetane sono escluse dalla dignità umana, privazione negata anche alle prigionieri che popolano i laogai.

Una giornata che ponga l’attenzione contro la violenza sulle donne, che dia dei risultati concreti deve necessariamente strutturarsi su altri presupposti, innanzitutto recuperando la memoria storica di tragici accadimenti lasciati nell’oblio, come ad esempio la storia delle 60mila donne vittime di violenza fisica, sessuale, psichica finanche ad essere uccise, commessa dalla soldataglia del Cef (Corp Expeditionnaire Francais). E’ necessario, che si evochi quel tremendo e nefasto episodio, maturato negli ultimi anni della seconda guerra mondiale, iniziato con lo sbarco degli “Alleati” in Sicilia! Per cogliere in parte cosa è accaduto in quei tremendi giorni, occorre leggere il messaggio criminale rivolto dal comandante in capo del Cef, generale Alphonse Juin, alle sue truppe prima dell'attacco dell'I 1 maggio 1944, messaggio riprodotto e diffuso in un volantino redatto in lingua araba e del quale è stata resa nota la traduzione in italiano:

«Soldati, uomini che soffrite in un paese estraneo e nemico, che siete trattati come cani e dovete combattere come lupi per diventare uomini liberi nel vostro paese libero, voi uomini che siete stati costretti a rinunciare a tutti i piaceri della vita, che avete un sorso di cognac prima della battaglia, che dovete accontentarvi delle prostitute arabe al seguito delle salmerie, che rischiate la degradazione, il palo, la fucilazione ogni volta che vi avvicinate ad una donna dalla pelle bianca e la carne tenera, che leggete il disgusto e il disprezzo negli occhi belli di queste belle donne nemiche ma calde. Voi uomini che avete traversato il mare e subite le più atroci fatiche, che avete tanto coraggio da andare contro il nemico con la baionetta e gettate il mitra, che camminate scalzi sulle pietre, siete bravi, silenziosi come le linci del deserto, resistenti come i cammelli delle Kabile, spietati come i serpenti, che combattete col Burnus e disprezzate l'elmetto, voi leopardi, nobili belve che siete stati trattati sino ad ora come sciacalli, come lupi muschiati, come carne da macello, uomini d'Africa, il vostro generale di annuncia, vi promette solennemente, vi giura sul suo onore di soldato e sulla bandiera di Francia che si alza per l'ultima volta il sole sulle vostre sofferenze, sulle vostre privazioni, sulla vostra fame. Oltre quei monti, oltre quei nemici che stanotte ucciderete, c'è una terra larga e ricca di donne, di vino, di case. Se voi riuscirete a passare oltre quella linea senza lasciare vivo un solo nemico, il vostro generale vi promette, vi giura, vi proclama che quelle donne, quelle case, quel vino, tutto quello che troverete sarà vostro, a vostro piacimento e volontà. Per cinquanta ore. E potrete avere tutto, fare tutto, prendere tutto, distruggere o portare via, se avrete vinto, se ve lo sarete meritato. Il vostro generale manterrà la sua promessa, se voi ubbidirete per l’ultima volta fino alla vittoria>>.

Purtroppo, la promessa fu mantenuta!

Testimonianze, oltre che dalle vittime, ne sono state riprodotte innumerevoli, mi limito a riportare quelle di chi a vissuto quella tragica esperienza affianco ai “liberatori”.

Il diario pastorale di don Nicola Scarsellone , membro del comitato di liberazione (Cln) del capoluogo ciociaro, riporta alcuni fatti esecrandi dei Marocchini commessi a partire dal 31 maggio, giorno del loro ingresso in città (quaderni della resistenza laziale, vol.8, Roma 1978,pp. 132-133, doc. 27).

Il partigiano comunista Pasquale Plantera così ricorda le abitudini di quelle truppe francesi così <<sinistramente bardati>>: <<Presto ci accorgemmo che per i soldati marocchini il depredare , lo uccidere, il commettere brutali atti di violenza costituivano un diritto del vincitore>> (Storia della brigata Garibaldi Spartaco Lavagnini, cicl. In pr., Siena 1961, p.332)

Enzo Nizza , nome di battaglia <<La Pietra>>, della brigata comunista << Spartaco Lavagnini>>: <<L’indomani capimmo la vera ragione del disarmo e del coprifuoco così prestamente impostoci. Durante la note la soldataglia si era scatenata sulla popolazione indifesa, stuprando e violentando bambine , ragazze madri di famiglia e perfino povere vecchie. Non vi furono morti (come vi erano stati invece a Radicofoni e altrove), ma contammo ben sessanta vittime di quelle truci violenze, per lo più avvenute sotto gli occhi dei genitori, dei mariti, dei figli e dei fratelli. Una delle vittime era la compagna Lidia, la nostra staffetta. L’indomani, mentre riprendeva il bombardamento tedesco, fu un susseguirsi di altre violenze, ruberie, provocazioni. I criminali in divisa americana entravano nelle case isolate e nei ricoveri antiaerei con le armi in pugno, terrorizzando e depredando chi trovavano>> (Lo strano soldato. Autobiografia della Brigata Garibaldi Spartaco Lavagnini, Milano, 1976, p.275).

A cadere nelle mani dei marocchini furono uomini e donne di ogni età ma i casi più paradossali riguardano addirittura le brigate partigiane comuniste della zona. Della giovane staffetta «Lidia» abbiamo già riferito in precedenza. La stessa sorte la subì ad Abbadia San Salvatore il «compagno» Paolo.

E' ancora l'ex partigiano Enzo Nizza a rendere noto un episodio che ha dell'incredibile: «Alla sera del secondo giorno, chiamato ad intervenire in un podere dove un gruppo di militari stava seviziando le figlie e la moglie di un povero contadino, uscii dalla caserma nonostante il coprifuoco. Al mio rientro, passata la mezzanotte, trovai i compagni preoccupati perché un nostro partigiano di nome Paolo da alcune ore non si faceva vedere. Era stato chiamato da un francese col quale s'era messo d'accordo per ottenere sigarette destinate al distaccamento e non era più rientrato. Paolo tornò all'alba, così sconvolto da non poter parlare. Più tardi mi chiese di seguirlo in una stanza. Quando fummo a quattr'occhi, tremando ancora e con la voce rotta, mi riferì che i soldati l'avevano portato in un bosco dove, sotto la minaccia delle armi, lo avevano violentato in sette. La storia delle sigarette era servita da esca. Fortunatamente i rapidi progressi del fronte ci «liberarono» di nuovo, questa volta dai francesi»(Lo strano soldato. Autobiografia della Brigata Garibaldi Spartaco Lavagnini, Milano, 1976, p.275).

Per completezza di informazione, va detto che le stesse fonti resistenziali toscane non avanzano alle forze armate germaniche alcun addebito per ciò che riguarda episodi, di violenze, sessuali o meno, a danno della popolazione: <<I tedeschi, per questo, salvo qualche episodio, sono immuni a critiche>> (Biscarini, 1944: la liberazione di Murlo, Siena,1993, p.38).

Altre testimonianze sono riportate negli articoli di due quotidiani italiani.

«l’Osservatore Romano» del 4 ottobre 1944 titolava in maniera significativa: «Urge provvedere». Riportiamo di seguito ampi stralci dell'articolo: «Le truppe marocchine venute in Italia con gli alleati, non l'hanno lasciata - come forse pensano i più - assieme alla maggior parte delle truppe francesi allorché furono dislocate da questo su altri fronti. I marocchini sono accampati tuttora in alcune località delle province di Roma, Littoria, Napoli, Salerno... ove rendono per così dire croniche purtroppo quelle loro violenze che, anche ove trascorrevano come una folata di tempesta, lasciavano sempre tracce gravissime... Se ne hanno infatti ripetute testimonianze impressionanti: le violenze sulle persone, soprattutto donne e bambini, contro la proprietà, la sicurezza pubblica, mantengono le loro già note caratteristiche, a cui si aggiunge altresì, quella dei comandi che si dichiarano impotenti a prevenire e a reprimere... E veramente tempo che si risolva e finisca una Simile condizione di cose. È questione della più ovvia giustizia>> (l’Osservatore Romano, 4 ottobre 1944, p.1).

Sulla scia della polemica seguita a questo intervento toccava al «Popolo» rincarare la dose e rispondere colpo su colpo alle sopraggiunte obbiezioni avanzate dai francesi in un articolo non firmato: «Il giornale dei combattenti francesi in Italia, «La Patrie» protesta contro quanto ha scritto 1'«Osservatore Romano» del 4 ottobre sulla questione della condotta delle truppe marocchine in Italia. Non è necessario che «La Patrie» ci ricordi il contributo di queste truppe alla liberazione dell'Italia e le loro perdite... Il numero dell'otto settembre de «La Patrie» pubblicò con rilievo la condanna dei cinque marocchini per un crimine che destò un eco di indignazione nella stampa romana perché accadde troppo vicino a Roma per restare sconosciuto. Ma ormai nessuno ignora che nelle isolate campagne italiane simili episodi si sono ripetuti da quando i marocchini sbarcarono in Italia. Crede «La Patrie» che un giornale del quale non può essere messa in dubbio l'obiettività sia stato costretto a tornare ad esprimersi su quella che è ormai diventata una vera sciagura, così come ha fatto l'altro ieri 1'«Osservatore Romano», senza una documentazione? Noi non vogliamo insultare nessuno, e non vogliamo andare oltre una constatazione: vogliamo soltanto che alle sventure che dobbiamo sopportare non se ne aggiungano altre non necessarie» (Disgrazie non necessarie, <<Il Popolo>>, Roma, 6 ottobre 1944).

La storiografia ufficiale ha circoscritto il fenomeno alla zona di Esperia accreditando il numero delle stuprate attorno al migliaio. Si è visto invece che le violenze iniziarono in Sicilia nel luglio del 1943 ed ebbero termine solo al momento del trasferimento del Cef in Provenza, nell'ottobre 1944. In merito al numero di donne stuprate, il governo italiano nel 1952 ha accreditato la cifra di 20 mila casi relativi al solo frusinate. Questo dato richiede però un ulteriore approfondimento in quanto non comprende gli episodi verificatisi in Sicilia, nel resto del Lazio e in Toscana (nella sola isola d'Elba risultano accertati ben 191 casi di violenza). Deve inoltre essere considerato che molte donne stuprate, ma anche molti uomini e bambini, per motivi evidenti preferirono tacere l'esperienza vissuta e quindi restarono fuori dal computo totale delle vittime. Viste le fonti a disposizione, la cifra che maggiormente si avvicina alla realtà è quella di 25 mila vittime già fornita dall'Associazione Nazionale Vittime Civili. Restano di difficile computazione le violenze e gli stupri avvenuti tra Roma e Firenze. Furono cinquecento o cinquemila? Non è possibile fare un calcolo preciso, ma questo ennesimo dato fa pensare ad una cifra complessiva certamente ragguardevole.

Questo è quanto accadde alle donne italiane! Lo stesso trattamento ma con proporzioni più vaste fu riservato alle donne tedesche! Per rendere l’idea, sinteticamente riporto alcuni dati, tratti dal documentario << Lo stupro e la guerra>> di Helke Sander. Il 3,7 per cento delle donne tedesche sono state violentate dai russi; il 2,7 per cento dai francesi e gli americani. Il tutto si traduce in milioni: milioni di donne violentate a Berlino, nella Turingia, e in quella che oggi è la Polonia. Un capitolo a parte, particolarmente odioso, è dedicato alle violenze di massa commesse dai soldati sovietici su donne e ragazze, dalle conseguenze fisiche e mentali immaginabili. Probabilmente - afferma Knabe -furono un milione e 400 mila le violenze sessuali commesse nell' area orientale compresa tra i fiumi Oder e Neisse: di donne ne morirono 180 mila!

Concludo, augurandomi che chi conserva nel cuore l’amore per le donne ed interesse per la loro incolumità, tenga sempre conto del martirio alle quali sono state sottoposte durante la seconda guerra mondiale dai “liberatori”, liberatori che a tutt’oggi, con le stesse modalità del passato, dispensano in giro per il mondo atroci sofferenze a milioni di altre donne.

Emilio Giuliana

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