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Articoli 2010
altri soldati italiani sacrificati sull'altare degli interessi anglo americani.
pubblicata da Emilio Giuliana il giorno mercoledì 13 ottobre 2010
Altri quattro militari dell’esercito italiano sono morti, hanno perso la vita in Afghanistan. Sacrificio umano per una guerra ingiusta, combattuta per interessi altrui. Non esistono missioni di pace, come in mala fede i politici attraverso i media indirizzano le masse a credere. Esistono guerre di difesa o di aggressione, quella Afghana è una sporca guerra di aggressione. Sporca, perché la guerra afghana come tutte quelle “volute” dagli anglo americani sono ingannevoli in quanto giustificate da un paladinismo da nessuno chiesto e voluto, ovvero esportatori di democrazia in paesi dove si genera e si alimenta il terrorismo islamico! Ma non è tutto oro quel che luccica, infatti occorre chiarire la trama di questo “gioco” al massacro, ovvero allargare il discorso alla "Grande Scacchiera" di Brzezinski, vale a dire al gioco a scacchi planetario, dove - naturalmente non lo si dichiara - le figure di entrambi i colori (supposti “terroristi” e sedicenti “difensori”) sono mosse dalla stessa mano. In questo gioco all'Europa è assegnato il ruolo limitato e subalterno di pedina. Lo scenario della partita è quello dell'immensa scacchiera che va da Lisbona a Vladivostok. Chi controlla la scacchiera, vale a dire l'Eurasia dove vive il 75% della popolazione mondiale ed è concentrata gran parte della ricchezza del mondo, controlla anche l'Africa, dice il Brzezinski. L'Eurasia, costante fissazione della geopolitica anglosassone, "è quindi la scacchiera su cui si continua a giocare la partita per la supremazia globale". Il libro di Brzezinski che affronta questo argomento è stato tradotto nell'edizione italiana col titolo: "La grande scacchiera- Il mondo e la politica nell 'era della supremazia americana". Il titolo originale è molto più incisivo: "The Great Chessboard, American Primacy and Its Geographic Imperatives" ("La grande scacchiera, primato americano e suoi imperativi geografici"). Le posizioni pro-islamiche di Brzezinski sono note e condivise da Madeleine Albright, Antony Lake, Christopher Hill, Richard Holbrooke. Per il profilo di questi personaggi vi rimando a Wikipedia, limitandomi qui a constatare che, essendo tutti israeliti, non può sorprendere che condividano la posizione di Israele e degli Stati Uniti. La crisi jugoslava e la Guerra del Golfo hanno permesso di comprendere meglio gli orientamenti del gioco americano in Europa e nel Medio Oriente, il Nuovo Ordine Mondiale di cui nel 1991 parlava il 33° Bush, fondato sull'indiscussa supremazia americana. L'Europa deve rimanere la testa di ponte USA sul continente eurasiatico, in ruolo subalterno di cinghia di trasmissione, mentre la Russia, come abbiamo detto, deve essere isolata e indebolita in ogni modo. Non si dimentichi che per raggiungere l'obiettivo di impedire il sorgere di una potenza dominante in Europa gli americani hanno combattuto due guerre mondiali e la cosiddetta Guerra Fredda, orientata a contrapporre duramente l'Europa occidentale a quella orientale. Ed ecco l'ingresso in gioco della pedina dell'integralismo islamico per circondare la Russia da ogni lato e impedirle ogni riavvicinamento all'Europa, di pari passo con l'estensione della NATO ad est, fino all'Ucraina, per chiudere il cordone sanitario attorno alla Russia dal mar Nero al Baltico. Fu Henry Kissinger, blasonato mondialista, per anni ideologo della politica estera americana, a preconizzare ancora nel 1996 che i principali elementi di una politica antirussa dovevano fondarsi sull'espansione della NATO ad est e un insieme di misure volte ad impedire la reintegrazione della Russia e dell'Ucraina". I confini così tracciati riconducono nuovamente a quella fascia di instabilità denunciata da Huntington fra cristianesimo occidentale e ortodossia, e fra questi e stati islamici balcanici, secondo una suddivisione per civiltà. A questo disegno egemonico delle massonerie anglosassoni la Sinarchia europea oppone un tentativo di costituzione di un asse Parigi - Berlino - Mosca per una comune difesa. È lo stesso Brzezinski che paventa questo blocco "carolingio", oggi in via di solidificazione: " [...] gli Stati Uniti potrebbero dover decidere in che modo affrontare le coalizioni regionali volte a scacciare l'America dall'Eurasia e, per ciò stesso, a minacciarne lo status di potenza mondiale". Non si può escludere "...la possibilità di un grande riallineamento europeo che veda o una collusione franco-tedesca o un'intesa franco - russa". Tuttavia "[...] la brutale realtà è che l'Europa [...] continua sostanzialmente a essere un protettorato americano, con alleati che ricordano vagamente vassalli e tributari di un tempo". Concetto altrettanto nettamente ribadito dal professor Eugene Victor Rostow, illustre atlantista USA, ex sottosegretario di Stato per gli Affari politici e direttore dell’ American Jewish Committee, membro di associazioni mondialiste di alto profilo - al pari del Brzezinski - come il Bilderberg Group, la Commissione Trilaterale, la Pugwash e il C.F.R., in una dichiarazione dell'aprile 1995 riportata dall'agenzia ufficiale americana US Information Agency, dove reclamava un intervento americano nei Balcani per prevenire "una nuova minaccia". "Esiste, dichiarava il Rostow, un'altra dimensione importantissima degli interessi americani nei Balcani: fare in modo che il sistema instabile degli Stati deboli di questa parte del mondo non trovi sbocco su vie che permetterebbero una nuova alleanza ostile mirante a dominare l'insieme dell'Europa. [....] Senza dubbio la più probabile è un'alleanza germano-russa per il controllo del cuore dell'Europa”. Ecco il succo del pensiero geopolitico americano per l'Eurasia secondo il Brzezinski: "Per usare una terminologia che riecheggia l'epoca più brutale degli antichi imperi: impedire collusioni e mantenere tra i vassalli la dipendenza in termini di sicurezza, garantire la protezione e l'arrendevolezza dei tributari e impedire ai barbari di stringere alleanze". Poiché: ormai tempo che gli Stati Uniti perseguano un coerente disegno geostrategico d'ampio respiro per l'intera Eurasia. Questa necessità sorge dall'interazione fra due realtà basilari: gli USA sono oggi l'unica superpotenza globale e l'Eurasia è il terreno sul quale si giocherà il futuro del mondo. L'equilibrio delle forze che prevarrà su questo continente deciderà dunque il destino della supremazia americana e della sua missione storica. La durata e la stabilità di tale supremazia dipenderanno soprattutto da come gli Stati Uniti muoveranno le principali pedine del gioco su questa scacchiera, controllandone le zone cardine dal punto di vista geopolitico". Dove trovano esauriente spiegazione anche le fitte manovre di destabilizzazione finanziaria ad opera di quelle succursali del potere americano che sono la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale. I paesi presi di mira sono quelli che potenzialmente potrebbero costituire una minaccia alla supremazia anglosassone. Intendiamo alludere alla crisi finanziaria condotta da George Soros e compagni dell'Alta Finanza ai mercati asiatici, sfociata in un drastico ridimensionamento delle economie e dello sviluppo di quei paesi.
Le mosse sulla scacchiera si susseguono con la NATO che allarga i suoi orizzonti fino a stringere alleanze con quattro paesi strategicamente importantissimi dell'area caucasica e centroeuropea: Georgia, Azerbaigian, Ucraina e Moldavia. Nell'aprile 1999 a questi si aggiunge l'Uzbekistan, fino al 1993 lo stato più filorusso della regione, che non esita a mettere a disposizione della NATO la maggior base sul suo territorio dell'ex Armata Rossa. Tutti questi paesi vengono raccolti sotto la sigla GUUAM (dalle iniziali dei nomi degli stati), per diventare un ulteriore centro di irradiazione e manovra della geopolitica americana. L'alleanza con la NATO dei primi quattro paesi ha dato vita ad un'unità militare congiunta a livello di battaglione, significativamente battezzato col nome di Eurasia, per impieghi finalizzati a "missioni di pace" in quelle regioni, in realtà funzionale ad aumentare la pressione sul fianco sud della Russia. È un'ulteriore prova della strategia USA per il mondo islamico, fondata essenzialmente sul controllo delle riserve e delle rotte del petrolio e tendente all'inglobamento nella NATO delle aree turcofone, ritenute forse dai pianificatori anglosassoni suscettibili di "occidentalizzazione", mentre altrove essi appoggiano e stimolano l'integralismo islamico in modo da alimentare un'instabilità cronica utile a mantenere quei paesi nel sottosviluppo sociale e tecnologico e quindi in condizioni di dipendenza permanente. Dieci anni di bombardamenti delle infrastrutture con 500 raids nel solo 1999 (diretti anche contro gli acquedotti delle città), e di embargo dell'Iraq sono stati paradigmatici: lo stato islamico maggiormente impegnato sulla via dell'industrializzazione, della secolarizzazione e della modernità è stato respinto cinquant’anni indietro, e forzato ad indirizzarsi verso quell'integralismo islamico che attecchisce dove regnano la povertà e l'oscurantismo. La volontà di potenza americana si accompagna o si scontra a seconda dei casi con quella dei paesi islamici: l'abito di "Grande Satana" è intercambiabile con quello di "protettore dell'Islam".
Emilio Giuliana