Emilio Giuliana


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28 gennaio 2006

Comunicati > 2006

Intervengo in merito all’articolo pubblicato qualche giorno fa sul vostro quotidiano (L'Adige cfr) a firma della segretaria provinciale Leali al Trentino. Ogni donna degna di questo nome deve ritenersi gravemente offesa, visto che la segretaria pretende che alle donne venga riconosciuto il diritto di intelligenza, quando questo già esiste per natura. Ma andiamo per ordine:

La segretaria dei Leali lamenta che il dottor Pedrotti quando parla di aborto lo fa definendolo “omicidio e morte mirando a trattare la donna come incapace di intendere e di volere”. Queste subdole strategie che mirano al vittimismo, per l’attendo lettore non possono che risultare sterili, e certo non sortiscono l’effetto desiderato, ovvero quello di sviare il discorso e far passare il Pedrotti come un becero maschilista! il sottoscritto l’articolo del Pediatra lo ha letto e riletto e non vi ho scorto nulla che possa offendere il gentil sesso, l’unica cosa che si avverte nel leggere quelle righe è la strenua difesa dei bambini e della vita.

La Segretaria dei Leali continua nella propria autocommiserazione, lasciando intendere che dall’articolo del medico emerge che le “madri sono snaturate”.

Colgo allora l’occasione per ricordarle che le madri snaturate esistono, come allo stesso identico modo esistono padri che non sono degni di tale appellativo. Ma in tutti e due i casi è scorretto parlare di uomini e donne, ma ci si deve limitare a parlare di maschi e femmine. Purtroppo la nostra società abbonda di maschi e femmine a scapito di uomini e donne, che però allo stesso modo godono di pari diritti, anzi mediaticamente parlando, femmine e maschi hanno più spazi per difendere e pubblicizzare le loro falsi valori . Come se non bastasse la segretaria dei Leali continua le sue esternazioni, ritenendo fuori luogo il giudizio espresso del Pedrotti, perché non essendo una donna si troverebbe “al di fuori di certe situazioni”. Evidentemente alla signora sfugge che il signor Pedrotti è incontestabilmente persona competente in materia in quanto un decano della pediatria. Chiaramente, manifestazioni di questo tipo non possono che attribuirsi a una buona dose di presunzione. La segretaria dei Leali si rallegra perché è stata messa da parte la cultura della “provvidenza”. Sinceramente non riesco a trovare motivazioni per condividere tale entusiasmo, infatti, quello spazio e stato colmato dal ministero della Sanità, il quale dispone per legge la morte ai feti nel ventre delle donne, e come se non bastasse, ora si discute se ammettere l'eutanasia dei malati e dei cittadini anziani. Infatti un tempo la pena di morte in Italia era di competenza della Giustizia e della Difesa, mentre oggi della Sanità.

E’ evidente che frasi ricorrenti tipo quelle che in uno “Stato democratico deve essere salvaguardata la libertà di tutti”, oppure quando si parla di "bene comune", sono temi che in realtà mascherano altri spinosi argomenti, infatti l’interesse del bene comune è volto al vivere sani, biologicamente felici.

Per gli antichi l’idea del bene comune era politica (giustizia e libertà), per noi civilissimi moderni è «sanitaria». L'accento dello Stato s'è spostato dal politico al tecnico: all'arte del medico, o meglio della mammana. Ovvio che non si tolleri che lo Stato dia la morte come «pena»; adesso si vuole che la dia come «cura». Lo Stato non può più comminare la morte come pena, ma può impartirla come prevenzione sanitaria. Soprattutto, su due categorie precise di cittadini: quelli che non sono ancora in grado di godere la vita (i bambini non nati) e quelli (i vecchi) che non sono in grado di goderla più.

Inoltre le due categorie che si ammazzano per «bene comune» non sono solo quelle che non godono, sono, anche quelle che costano. Non è forse vero che un bambino è costoso da mantenere, e far studiare, che un vecchio è costoso da sopportare e curare? E che sono poco o nulla produttivi, come dicono gli economisti? Altro che libertà e giustizia, ormai i valori moderni si chiamano, individualismo, pigrizia, cinismo, irresponsabilità.

Pur vedendo la vita da un’angolazione diversa rispetto al dottor Pedrotti, non posso che rallegrarmi e compiacermi nel vedere in esso un vero libero uomo, capace di non lasciarsi imbavagliare dal nichilismo che impera nella nostra moderna e incivilissima società.

Ufficio Stampa
Emilio Giuliana

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